E' da molto tempo che non mi soffermo a scrivere qualche riga su questo blog. Alcune cose sono cambiate, altre no. Infondo la vita è questo: un continuo cammino, che prosegue malgrado tutto. Fra pochi giorni mi laureerò. E' la terza tesi di laurea che vado a discutere. Come ogni volte parto non sapendo acosa sto andando incontro. Mi è stato chiesto di tenere un discorso a quella che sarà la festa di laurea. I ho qualche dubbio che si farà quella festa e che s terrà quel discorso, quindi affido a questa pagina alcune considerazioni intorno a questo cammino durato quasi 24 anni. La grande maggioranza della mia vita, fino a questo momento, è stata influenzata in qualce modo dalla scuola. Negli ultimi anni, tuttavia ( dalla prima laurea nel 2003), allo studio si è affiancata anche attività di lavoro. Proprio gli ultimi giorni prma della laurea li trascorrerò a Roma per lavoro. Mi porterò dietro una copia della mia tesi da rivedere durante il viaggio del ritorno, per non correre il rischio di dimenticarmi cosa ho scritto nel corso dell'ultimo anno....
Appena dopo la copertina della tesi ho inserito un foglio con due date: il 1985 e il 2009. Nel settembre del 1985, a sei anni, ho iniziato la mia carriera scolastica. In qusti giorni ho tirato fuori da un cassetto un vecchio quaderno. Sulla prima pagina si vede un faccino biondo sorridente disegnato da mano incerta e sotto la scritta "Giovedì 12 settembre 1985". Il mio primo giorno di scuola! lo ricordo ancora oggi. C'era n bel sole, sulla via del ritorno. Ricordo le facce dei miei 5 compagni di classe. Vengo da un piccolo paese. La mia maestra seguiva due classi contemporaneamente: ho iniziato la prima nella stessa aula dove i cinque ragazzi di seconda vacevano lezione. In tutto, in due classi, eravamo in 11 bambini. Era un ambiente domestico. In seconda c'era mio cugino e inquinta mio fratello. Era come stare in una sorte di famiglia allargata: la scuola del mio paese. Vivere in u piccolo paese di provincia, però, vuol dire dover rinunciare presto a quella tranquillità per andare a studiare altrove. Nel 1990, infatti, ho iniziato a spostarmi nel paese vicino, più grande, per i tre anni delle scuole medie. Ho iniziato a provare, in piccolo, la vita del pendolare. All'inizio non si trattava di un peso eccessivo: bastavano pochi minuti per andare da casa alla nuova scuola. Però l'ambiente non ra più, giustamente, un ambiente di bambini. In classe eravamo una ventina di undicenni e tutti della stessa classe! Tanti i professori, le materie, il pulmann da prendere tutti i giorni, la palestra, la lingua straniera: quanti cambiamenti in poche settimane! Tre anni e poi un altro spostamento. Il liceo scientifico c'era solo in città: nel capoluogo di provincia. Una vita nuova: una nuova sfida, sempre più lontano da casa. Eppure si andava avanti e indietro tutti i giorni! Gli anni dei primi confronti, del sentirsi adulto, dei 18 anni, della visita militare (che oggi non c'è più). Gli anni della maturità! con lo sguardo già rivolto lontano, ad ammirare il profilo dell'orizzonte, che mi avrebbe portato ancora più lontano. Sono trascorsi più di dieci anni da quel 1998 ma lo ricordo sempre con molta partecipazione, nelle cose buone, così come in quelle tristi. Eppure l'esperienza dell'esame di maturità ha lasciato in me un ricordo positivo e indimenticabile. Ma da quel momento la via era nuovamente segnata (forse, chissà, lo è sempre stata): Milano attendeva. E, così, a fine ottobre approdo all'Università Cattolica, a studiare legge; a studiarla da pendolare, come sempre. Quattro ore di viaggio al giorno per andare a seguire i corsi. Non avevo mai fatto diritto fino a quel momento: materia nuova, vita nuova, posto nuovo ( sempre più lontano da casa: in un'altra regione questa volta). Ogni cambiamento, nella mia vita, ha comportato il saluto degli amici e il fardello di dover procedere da solo. quattro anni in quel luogo: alcuni amici: pochi. La vita del pendolare, venendo da un posto non troppo vicino, non consentiva di stringere amicizie che potessero essere coltivate fuori dagli orari dell'università. A 23 anni son oriuscito a coronare un sogno e a prendere quel pezzo di carta anche lì. Ho sempre detto che mi sono laureato troppo giovane e, infatti, nel giro di poche settimane, mi è venuta nostalgia di mettere nuovamete alla prova me stesso e, in ottobre, mi sono iscritto nuovamente: questa volta in statale: nuovamente solo. Non sono stato, però, solo, in questi cinque anni. Il mio pensiero va a chi mi è stato accanto, a chi si è impegnato e a chi mi ha voluto bene, anche se oggi è solo un ricordo, anche se vivo.
Sono trascorsi quasi 24 anni. Di quel bambino sembra restino solo quegli occhi verdi,capaci ancora di sognare. Anche se molte volte si sono bagnati i lacrime, di dispiacere e di delusione, mi piace credere siano ancora capaci di sognare. Non so dire se questo spettacolo ce, in qualche modo, si metterà in piedi il 4 maggio a Milano sarà il mio ultimo, in questo ambito. Mi piace sperare che tutti coloro che mi hanno voluto bene, che magari non pensano più a me da molto tempo (anche se io mi ricordo di loro), possano essere fieri di me, se mi vedessero in questo momento.
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Ciao!!!